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domenica 12 gennaio 2014

BRACCIO DI FERRO (recensione)

Asia Anderson di Marco Bonafede

Braccio di ferro

Non lo faccio mai, eppure arrivata neanche a metà di questo libro ho sentito di doverne scrivere un commento, tanto è stato l'entusiasmo che mi ha suscitato. Ultimamente ho letto, tra i tanti, un paio di libri in cui non son riuscita a procedere oltre le prime 20 pagine: uno mi stava facendo salire la glicemia a causa della sua stucchevolezza e leziosità,l'altro manca poco che mi fa smandibolare per gli sbadigli. Stavolta invece mi son trovata subito ad assistere ad uno spettacolare braccio di ferro(non quello del noto cartone) tra il medico e lo scrittore.Chi vince? Ho dato, per ora, un ex equo convinto.Il tema del libro è quello della indagine su una pseudo allucinazione di un soggetto al di sopra di ogni sospetto, paziente volontario del Dott. Smith: uno psichiatra illuminato, vale a dire consapevole dei limiti della Scienza e in particolare di quelli della Psichiatria.Non ho la certezza ancora di aver capito dove va a parare la storia...ma credo di intuirlo, la qual cosa non toglie nessun piacere alla mia lettura che ho interrotto solamente per motivi di orario. Si definiscono spesso alcuni scrittori come "esordienti",ma talvolta questa definizione è solo strumentale, non corrispondendo assolutamente alla qualità degli scritti né alla esperienza acquisita della professione svolta per vivere dall'autore, che naturalmente si riverbera nell'opera letteraria. Non sempre questo riverbero aiuta il lettore,però in questo caso risulta positivo e lo scrittore tiene bene a bada il medico che fa più che irruzione dietro di lui.Tra i testi che ho letto negli ultimi mesi:Acciaio mi ha colpito alquanto. Unico limite, per tornare all'argomento della professione principale dell'autore che fa incursione nel testo,è l'uso di una terminologia industriale meccanica, ripetuta per mettere l'accento climatico ambientale sociale, francamente fastidiosa per i non addetti ai lavori: che caspita ne sa la persona qualunque, si siviere, carroponte e fasi dei processi produttivi delle fonderie?.Orbene l'autrice,Silvia Avallone, per qualche ragione ferratissima sull'argomento e quindi su quei processi costruttivi, gestisce tale particolare linguaggio come un addetto alla catena di montaggio, riuscendo però a non far chiudere il libro al lettore per via di altri elementi del suo stile che inducono, viceversa, a proseguirla. A questo proposito ,allo stesso modo,ho trovato la lotta medico-scrittore, un limite di Asia Anderson(è il titolo) per lettori non addetti ai lavori.Premesso che a me ha invece stuzzicato l'appetito e, diversamente dal libro della Avallone, mi ha avvinto in tutti i sensi, per la semplice ragione che io di fabbriche,per mia buona sorte, non ne so un accidente mentre di terminologia medico scientifica, clinica e farmaceutica,nonché di semeiotica medica ne ho in parte per avventura e in parte per curiosità una gran dimestichezza,consiglierei a Bonafede di scendere nel più divulgativo, alla Piero Angela, per intenderci, quando riporta fatti medici, a favore dello scrittore e a beneficio del lettore, non al dentro di certi temi.Un elemento che è insuperabile a confronto con molti altri lavori che ho letto, è il procedere per dialogo. Bonafede lo fa come per una sceneggiatura e sa coinvolgerti in modo tale che ti verrebbe da spegnere il libro anziché  chiuderlo quando interrompi la lettura.Non è un verbale né un racconto: lui ti porta sul campo e ti fa assistere da dietro il vetro.Notevole: davvero notevole.Vado a vedere come finisce.


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