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lunedì 30 agosto 2010

IL CAVALLO DELLE PAROLE

QUESTO RACCONTO E' STATO PUBBLICATO DA TISCALI IN HP (ha avuto 600 lettori in un giorno)


QUAL’ E’ QUELL’ANIMALE CHE DA PICCOLO CAMMINA A QUATTRO ZAMPE, DA ADULTO CON DUE E DA VECCHIO CON TRE?

Il bruciore insopportabile sul viso la fece alzare nel cuore della notte. Tastoni accese la luce e inforcò gli occhiali prima di recarsi in bagno. Prontamente lo specchio sopra il lavabo le rimandò un’immagine allarmante, prima ancora d’esser stato interrogato.
Dalla zona dei solchi nasolabiali partiva una specie di 8 fatto di pustole infette come per una follicolite degenerata.
–calma..- disse fra sè Andra. E diversamente non avrebbe potuto essere visto che viveva da sola.
-prima puliamo gli occhiali per benino- continuò a pensare, per non agitarsi. Con meticolosità prese la pezzetta di pelle di daino apposita mentre sarebbe bastato allungare la mano verso lo scottex alla sua destra accanto allo specchio. Invece volle guadagnare tempo per lasciar calmare i suoi battiti. Nel frattempo che portava a nuovo le lenti, rifletteva. Sono a dieta. Il mio intestino è regolare. Le allergie sotto controllo. I cosmaceutici che uso più che affidabili. Sole? da 20 anni siamo nemici giurati.
Quando finalmente tornò a guardarsi si esaminò con più cura e si toccò con delicatezza sulla zona. Sotto le dita sentì il duro delle vescicole gravide di sebo infetto.
-Aureocort- fu quanto rispose alla sua propria domanda: - e mo che faccio?-
Se ne cosparse dunque e fece un impacco occlusivo per farla penetrare bene e con pellicola si fasciò strettamente aprendo prese d’aria per il naso e la bocca.
Non c’era altro da fare che tornarsene a letto..passerà anche questa. Mentì a se stessa, per lasciarsi la possibilità di una causa sconosciuta e occasionale all’incidente increscioso.
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Era stato arduo trovare un lavoro a tempo indeterminato. Anche contentandosi di una occupazione insignificante quanto nausenate.Era stata un’impresa innamorarsi di nuovo.Il tutto per una specie di smania della famigliola, che le era presa.Da quando giocava con le bambole che ci pensava.Tranne quelle che si trasformavano in femministe o credevano in quella trasformazione, quasi tutte, purtroppo, sono affette dal complesso di Cenerentola. E lei era fra queste.Cioè di quelle che aspettano aspettano e si preparano, interiormente, anche se poi vanno all’Università, sognano di fare la giornalista o la regista…ma sono ambizioni solo apparenti: in realtà quello che vogliono è farsi una famiglia. Non come nella battuta di Troisi: dove il farsi alludeva al doppio senso.Stradafacendo aveva dovuto imparare invece, che gli uomini intendevano farsi, nel senso troisiano, le donne che incontravano, senza altro scopo successivo che dimenticarle per ricominciare altrove il gioco: interrompendolo con una latitanza improvvisa, inspiegabile quanto definitiva o al contrario con uno stalking asfissiante e logorante, quando invece era la Cenerentola che, rinsavita, decideva di mollarli rendendosi conto che si trattava di un Principe Assurdo invece che Azzurro.Quanto ai suoi familiari: si erano regolarmente opposti qualunque candidato lei avesse presentato loro. Non ne andava mai bene uno. O non era il momento.Persone che poi, negli anni, si erano rivelate ottimi padri di famiglia e ottimi professionisti. Finchè un giorno lei si era stancata e questa volta aveva puntato i piedi con o senza il loro consenso.E aveva sbagliato alla grande. Combinazione, avevano avuto ragione. Lo sposo un poco di buono: ovviamente senza che lui ne desse alcun segno in advance.

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Alla fine ci era riuscita. Adesso aveva un lavoro, una casa, un marito e finalmente un figlio. Un percorso lastricato di trappole cambogiane ma ne era uscita viva.Per conclusione
la gravidanza si era rivelata un percorso solitario pieno di insidie, illuminato dai bagliori dell’inferno.
Imbottita di ormoni maschili dalla mattina alla sera per tirare avanti sta creatura che aveva in grembo.
Una volta aveva letto nel bugiardino, che, come effetti collaterali, quel farmaco, per l’esattezza erano due i farmaci, potevano andare da un eccessivo incremento dei caratteri sessuali secondari ad addirittura una mutazione del sesso del feto o dare luogo a fenomeni di irsutismo nella madre, anche a manifestazione ritardata.Ovviamente portava molte altre avvertenze pseudoterroristiche ma queste furono quelle due che la colpirono di più.
Nato il bimbo non ci aveva pensato più: era sano, era indubbiamente un maschietto, e questo bastava ad Andra. Divisa tra la gioia della maternità ma anche il dolore per l’assenteismo di un marito che già durante l’attesa aveva cominciato a dare segni si asocialità patologica e disaffezione agli obblighi parentali e familiari, faceva lunghe passeggiate da sola con il bimbo in carrozzina. Lungo le stradine circostanti il piccolo paese dove era andata a vivere per ragioni di lavoro. Finito il periodo,a quel tempo molto più lungo di oggi, della maternità pagata per intero, scomparso di circolazione completamente il marito, era mestamente dovuta “tornare all’ovile” da cui era faticosamente emersa anni prima. E abbandonare ogni sogno di coppia, di famiglia, o meglio di unità familiare rassegnandosi a diventare la sorella maggiore di suo figlio. Anzi, minorata, sarebbe il termine più giusto, perché a forza di “te lo avevamo detto” i suoi dimostravano di stimarla più una menoatta che una sciagurata.
Sicché di tanta lotta e di tanta sofferenza, di tanti progetti, tradita da tutto e tutti, le era rimasto ben poco.
-ma ringrazia Dio! – era quello che più spesso si sentiva ripetere- se fosse capitato a me i miei genitori mi avrebbero presa a calci in culo!-
Nanche fosse andata in un altro paese per mettersi a fare la puttana invece che a lavorare e fosse stata tanto sprovveduta dal diventare una ragazza madre. Tutti dimenticavano che divorziare,in certi malaugurati casi, non è una scelta ma una necessità.E soprattutto scordavano, finchè non gli capitava in casa, che certe volte una persona non puoi dire di conoscerla manco dopo 20 anni di convivenza e vari figli fatti insieme.

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Così era sola quella notte in cui si accorse che le stava avvenendo qualcosa di sgradevole e di irrimediabile, questo se lo sentiva.
Non riuscì a dormire nè a riposare. Le tornarono in mente le avvertenze del bugiardino. Sul figlio ormai in pubertà…una delle profezie si era avverata: il ragazzino,sano, bello e normale, era però molto peloso ma per fortuna non sulla schiena e sulle spalle. Insomma intensamente ma in zone accettabili per un maschio.
Era arrivato il suo turno? Se ne restò a letto il più a lungo possibile terrorizzata di tornarsi a guardare. Le venne in mente il racconto di Kafka. Poi l’orrido film “la Mosca”. Rabbrividì.
Erano ormai le 10 del mattino e si rigirava nel letto senza decidersi ad andare allo specchio a controllare la situazione.
Rifletté per un’altra mezzora e infine fece alcune telefonate. Diede disdetta a molti impegni per una settimana.Ai suoi disse di avere l’influenza.
Si impose di essere razionale. Qualunque cosa fosse, anche quello che pensava, prima bisognava pulire a fondo. Non faceva altrettanto il dentista prima di curare un dente? dava gli antibiotici no?E quelli li aveva già presi localmente e per via orale. Difatti non avvertiva più bruciore e tensione della pelle. Le pustole parevano essersi asciugate. Ma erano sempre dure e sotto le dita incominciava a sentire qualcosa che le faceva orrore. Il cuore le scoppiava solo all’ipotesi mentale.Non può essere. Sarebbe accaduto subito. No,può essere. Le avvertenze parlavano di effetto a manifestazione anche ritardata.
Per una settimana si fece impacchi regolari di pomata zolfo salicilica.Dopo 7 giorni finalmente la faccenda fu chiarissima. Anche senza guardarsi, ma passandosi le dita sul mento e ai lati delle labbra e sotto al naso Andra avvertiva distintamente quello che aveva temuto.
Aveva evitato accuratamente specchi. Aveva messo un telo davanti al lavabo. Alzò il sipario. Non osava guardarsi. Scoppiò a piangere. Sapeva cosa avrebbe visto. Andra tremava senza riuscire a trattenersi.
E cosa vide, infine?
Vide Jesus of Nazareth. Un volto con capelli lunghi alle spalle, scuri e appena mossi: degli occhi bellissimi e degli zigomi alti . Un sorriso mesto e tutto intorno alle labbra e al mento una barba a pizzetto esattamente come quella del Figlio di Dio nei santini. Si coprì il volto con le mani e pianse fino a perdere la voce.-
Pensò a Frida Kalo. Ma non le fu di alcun conforto.
-ho sempre trovato rimedio a tutto- si disse ricacciando in dietro le lacrime. La strapperò via.
-come faccio con le gambe? è forse un problema?come fanno tutte le donne?. detto fatto, senza minimamente considerare che sulle gambe aveva veramente 4 peli, come si suol dire, e sofficissimi, che strappati impiegavano anche 10 giorni a tornare visibili,mentre sul viso aveva una barba vera e propria lunga e dura,che avrebbe potuto accenderci un fiammifero, preparò la ceretta al miele. La masticò per renderla malleabile e meno bollente e poi se la applicò.Cristo santo! le venne via la pelle a brandelli ma i peli, simili agli aghi neri di un cactus, rimasero lì indisturbati. Mugolò per il dolore e dovette prendersi altri giorni di influenza per medicare le piaghe.
Ma oramai la disperazione non la faceva più ragionare e non si fermò.Pensò: non appena la pelle sarà risanata dalle piaghe, prenderò il rasoio: ma gli uomini, cazzo, come fanno?Non ne aveva avuti molti. Ma quei pochi, ricordava solo adesso con orrore, le avevano sempre lasciato la faccia scorticata quando le si avvicinavano senza essersi prima sbarbati. Solo nelle telenovelas hanno le facce azzimate e lisce come il culo di un bambino. Ma mica le senti!
INtanto che aspettava il momento per potersi radere, cominciò a ragionare e approfondire il tema.
Non aveva sempre voluto fare la giornalista, fin da bambina o la regista? e non erano professioni da uomo? e quando le ritraeva o filmava, le donne, il corpo di donna, non lo aveva sempre trovato più attraente di quello di un uomo? e specialmente dopo le delusioni sentimentali passate, non aveva preso a detestare gli uomini? e se non fosse stata una questione del farmaco? e se si fosse trattato di una mutazione genetica ritardata?Ultimamente aveva anche provato l’impulso di tornare a scuola di ballo per imparare il ruolo maschile, stanca di dover sempre aspettare un invito: ecchediamine le donne sono condannate ad aspettare per una vita? Aspettare tutta una vita? ma siamo matti?
-ma che accidenti sto concludendo con queste ipotesi più o meno velate?- rispose spazientita a se stessa.
Per fortuna era inverno. Indossò un passamontagna che la commessa del supermercato ebbe un soprassalto appena la vide entrare e andò a comprarsi un rasoio trilama. Ma rasatasi era restatata la chiazza bluastra della radice del pelo. Che fare? dovette coprire con uno strato di fondotinta mostruoso. Si guardò a opera finita.
-Cristo! sembro un trans!- scoppiò a piangere senza ritegno.
Poi asciugò le lacrime e tornò a parlare con se stessa: fossi un’araba indosserei il burka. Putroppo non ho la forza e sicurezza di Frida Kalo, né uno spirito bastante, per girare come Platinette.
Insomma passò in rassegna una serie di soluzioni senza senso nel suo caso.
Il laser? la luce pulsata? lo so che lo state pensando: ma ancora non esistevano, in quella applicazione almeno. Non erano tempi.Fino a 30 anni fa stavamo pressochè dietro agli Egizi di Cleopatra. Rispetto a queste cose.
Alla fine fece la cosa meno insensata di tutte. E in linea con la sua personalità. Pensò fosse una disfunzione, una malattia vera e propria, magari innescata e scatenata giusto dai famosi trattamenti ormonali e non era lontana dalla verità.
Prese su e prenotò una visita dal suo ginecologo.
E quello?, che, tra l’altro poi,in seguito, si rivelò uno stronzo per altri versi clinici e umani, ma, almeno al tempo era bello come il sole,occhi di foresta, il che costituì un altro problema per lei, dover andar a scoprire una simile imbarazzante magagna,parlò così:
-cara signora, il rimedio ci sarebbe… e cioè curare con con altri ormoni: inibitori di quelli maschili…conosce la cura che si usa per la castrazione chimica dei maniaci? o per il tumore della prostata? ebbene? potremmo provare con quella….ma….
- ma?-chiese tutta speranzosa, quantunque consapevole ci fosse qualche prezzo da pagare…
-ma io sinceramente, se si trattasse della mia fidanzata…- e qui Andra credette di sprofondare…
- la preferirei con una silhouette splendida come la sua e la barba, che glabra ma tutta ciccia e rotoli!-
La delusione le si dipinse in faccia fino a renderla bianca come un cero. Prima che stramazzasse sulla moquette, il medico aggiunse:
-tuttavia potremo provare e cercare di tenere il peso sotto controllo, ma l’avverto, la cura sarà lunga.-
- anche costosa?-
-no, è mutuabile…ma dovrebbe trovare qualcuno che se lo fa prescrivere….
-lunga quanto?-
-un anno, minimo..
Dopo 12 mesi, alla faccia del controllo, era cresciuta di 12 chili e nessun miglioramento, i peli persistevano neri e duri come tanti chiodini di legno. Costretta ad un trucco da trans.Oppure a torture con aghi e pinze elettriche che massacravano la pelle, facevano un male cane ,che manco le torture agli agenti segreti, costavano ‘na cifra e li facevano ricrescere imperterriti ma su una cute sempre più sofferente per questi trattamenti aggressivi quanto irresolutivi.
Oltretutto dovendo sopportare critiche per il trucco pesante; che era il solo espediente per mostrarsi agli altri senza sembrare un essere ibrido e osceno, come si sentiva dentro.E questo era l’aspetto peggiore.
Ma come è vero che a tutto si finisce per adattarsi alla fine trovò pace con se stessa, almeno psicologicamente, in attesa di una soluzione quasi definitiva, giunta molti anni dopo, non ancora soddisfacente ma almeno tale da rendere gestibile la situazione fisicamente.
Smise di vedersi un mostro, uno scherzo della natura, una specie di fenomeno da baraccone. L’evoluzione fu semplice. Pensò che se esistevano esseri eterosessuali, omosessuali e transessuali, potevano benissimo esistere persone polisessuali: anche solo mentalmente. Andra non aveva forse dovuto fare da donna e da uomo contemporaneamente e alternativamente, nel quotidiano, lungo il suo percorso esistenziale,non aveva forse sofferto come una bestia,non era rinata miracolosamente, come un fiore da una pietra?
C’è un vecchio proverbio che dice: chi è quell’animale che da piccolo va a 4 zampe, poi su due e infine su tre?


RACCONTO BY
CLAUDIACAL
(LAZIO * ITALY)

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